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I fari spenti dei nostri cuori

I fari spenti dei nostri cuori non funzionavano più, ed io non ti vedevo. Ti cercavo, tra la folla, tra la musica, nel buio, ti cercavo e non ti vedevo, oppure non volevi che io ti vedessi. Poi il fumo tra i nostri corpi, iniziò tutto a tremare, le luci si abbassarono e qualcuno fece partire la nostra canzone. Quel giorno tu eri con lui, però mi pensavi, lo so che mi pensavi, perché ti pensavo anche io. Hai alzato lo sguardo ed hai trovato i miei occhi tristi, hai iniziato a tremare e il tuo vestito beige, senza spalline, non ti poteva stare meglio. Le scarpe ti facevano male, mai quanto le tue labbra,  quando mi rivolgevano parola. La frangetta ti copriva lo sguardo cupo, con quel trucco nero che fondava in te ancora più debolezza, e poi hai iniziato a guardarti in giro. Te ne stavi lì, seduta sul divano ad aspettare, muta, con un sorriso stretto e nascosto nella tua bocca color pesca. Eppure era la nostra canzone, ed io non riuscivo a respirare. Quando ci siamo salutati, ed io ero di fronte a te, avevo il cuore in fiamme, il tuo invece era spento, come i fari della macchina quando non è accesa. Mi spensi anche io, e con me il ricordo e la felicità di rivedere ancora il tuo sorriso e il tuo profumo, di respirare il tuo stesso ossigeno. L'amore è come una stella, si illumina di  luce propria e quando sta per finire si spegne. 

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Con la dolcezza delle mie parole, chiesi al signore di giudicarmi affinché possa portarmi con sé in cielo; insegnandomi così l'arte dell'amore e la preghiera per le anime cieche che furono troppo egoiste per la verità. Sotto il cielo stellato, sotto il sole riflesso, sotto le nuvole dipinte essi si troveranno nel bosco; e capiranno che oltre a loro esiste qualcos'altro e la ragion loro non potrà quindi creder male. Non una, o dieci o mille parole sprecheranno per chiamarti, ma ne spenderanno una ripetutamente per adularti. E tu, nell'amore della tua benevolenza non potrai far altro che aiutarli, tra gli ostacoli delle loro paure e l'ignoranza del loro odio.

Quel manubrio storto

Siamo tutti un po', delle biciclette senza pedali. Sul caldo calcestruzzo voliamo, negli uffici, manicomi dormiamo. Sto perdendo ossigeno, svalvolo; tremo, spero e chiedo: perché sono solo? Solo; come quelle biciclette, abbandonate senza pedali.

Daniele Tantari presenta "DOLORE"

'DOLORE' è una raccolta, che pubblicherò a poco a poco, la quale contiene testi con tutti i miei maggiori Dolori passati, presenti e futuri. Si incentra sull'Odio, sulla Morte, sulla tristezza, sull'Amore non ricambiato. C'è sangue, non ci sono speranze; ci sono lacrime. Il Dolore del mio cuore. ' Un modo molto importante per farci amico il dolore è farlo uscire dall'isolamento e condividerlo con qualcuno che può accoglierlo' dice Henri Nouwen; io ho deciso di condividerlo con voi. Sto ancora lavorando, tutti i futuri post con la firma finale 'DOLORE' fanno pare dell'album e verranno automaticamente aggiornati qui sotto: 1) Oh Guerra che tutto prendi e tutto fai tacere. 2) La stupida bella 3) Speranze immortali. 4) Colpiscimi. 5) Svanendo nel fumo DanieleTantari©