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La progressione aritmetica delle mie bugie

Il catrame che appesantisce il mio cuore diventava sempre più nero, e con lui anche la tristezza dei miei occhi stanchi. Nella solitudine della mia fredda mente c'è un cielo stellato, ci sei tu, poi non c'è nessun altro. E mi chiedevo come mai, mi chiedevo perché le parole facevano così male. Mentre tu mi guardavi, da lassù, come la luna, solo il sole mi suggeriva una soluzione; ti cercavo, tra le persone, ma ti nascondevi come i mafiosi, poi ti sei voltata e non riuscivo a smettere di guardarti. Siamo come le foglie che cadono dall'albero quand'è Autunno, dicevi, e sei volata via. La sezione aurea dei tuoi sentimenti era la dimostrazione che l'Amore per me era infinito, come le bugie che ti dicevo per renderti felice. La profondità del mare racchiudeva tutti i tuoi sentimenti, difficili, così ci nascondevamo sulle coste a contare le conchiglie e a sentire il suono delle onde. L'Amore è solo un altro tipo di dolore, sussurravi, ed io ti credevo. I pianti la domenica sera a pensarti, non l'ha sentiti nessuno, come te, che quando ti dicevo Per sempre, abbassavi gli occhi. L'amore che c'era tra noi lo vedevamo solo noi e le nostre mani quando si abbracciavano, quando litigavano, quando le labbra si sfioravano e i nostri pensieri diventavano vapore, che facevano piovere. Correvo nell'immenso caos alla ricerca di un tuo bacio, però ti voltavi, ed io non riuscivo mai a raggiungerti. 

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Con la dolcezza delle mie parole, chiesi al signore di giudicarmi affinché possa portarmi con sé in cielo; insegnandomi così l'arte dell'amore e la preghiera per le anime cieche che furono troppo egoiste per la verità. Sotto il cielo stellato, sotto il sole riflesso, sotto le nuvole dipinte essi si troveranno nel bosco; e capiranno che oltre a loro esiste qualcos'altro e la ragion loro non potrà quindi creder male. Non una, o dieci o mille parole sprecheranno per chiamarti, ma ne spenderanno una ripetutamente per adularti. E tu, nell'amore della tua benevolenza non potrai far altro che aiutarli, tra gli ostacoli delle loro paure e l'ignoranza del loro odio.

Quel manubrio storto

Siamo tutti un po', delle biciclette senza pedali. Sul caldo calcestruzzo voliamo, negli uffici, manicomi dormiamo. Sto perdendo ossigeno, svalvolo; tremo, spero e chiedo: perché sono solo? Solo; come quelle biciclette, abbandonate senza pedali.

Daniele Tantari presenta "DOLORE"

'DOLORE' è una raccolta, che pubblicherò a poco a poco, la quale contiene testi con tutti i miei maggiori Dolori passati, presenti e futuri. Si incentra sull'Odio, sulla Morte, sulla tristezza, sull'Amore non ricambiato. C'è sangue, non ci sono speranze; ci sono lacrime. Il Dolore del mio cuore. ' Un modo molto importante per farci amico il dolore è farlo uscire dall'isolamento e condividerlo con qualcuno che può accoglierlo' dice Henri Nouwen; io ho deciso di condividerlo con voi. Sto ancora lavorando, tutti i futuri post con la firma finale 'DOLORE' fanno pare dell'album e verranno automaticamente aggiornati qui sotto: 1) Oh Guerra che tutto prendi e tutto fai tacere. 2) La stupida bella 3) Speranze immortali. 4) Colpiscimi. 5) Svanendo nel fumo DanieleTantari©