La nave avanza, fende mari sereni,
le vele bianche come sogni, il legno saldo come speranza,
e il cielo, ampio e chiaro, pare benedire il viaggio.
Ma s'alza un vento, un canto oscuro di tempesta,
una morsa fredda che si stringe intorno al giorno,
e una figura scivola, inghiottita dalle onde.
Un grido si perde tra i flutti, una presenza scompare,
abbracciata dall’oscurità profonda, dal gelo insondabile.
Le mani si tendono, ma il mare è vasto,
la nave prosegue, ignara, e chi cade è solo.
L’acqua è un abisso, e il cielo ormai un ricordo lontano,
ma chi affonda trattiene il respiro,
cerca un appiglio tra il vuoto di sale e l'eco del passato,
un frammento di luce, un ritorno a riva.
Anni passano, sospesi tra le onde implacabili,
e ogni sforzo diviene un sussurro, un’ombra.
Stanco e piegato al cuore della tempesta,
chi una volta cercava ora si lascia andare,
lasciando che il mare, finalmente,
lo accolga nel suo destino silenzioso.