Viaggio inesorabilmente tra le foglie cadenti d'autunno. Chiudo gli occhi. Giro intorno all'albero di more che inquieto mi fissa. Sento il vento tra i capelli, le nuvole si muovono intorno a me, e il sole bacia la terra: come fa ogni giorno. Cerco inutilmente in questo infinito terrestre non so cosa, ma so che esiste. Mi lascio trasportare dal vento, e le lacrime bagnano il quale che tra le foglie cerca d'asciugarsi. Cerco. Forse l'ho trovato, tra l'immense e delicate nuvole. Ciò che non conosco, forse nel cielo.
Con la dolcezza delle mie parole, chiesi al signore di giudicarmi affinché possa portarmi con sé in cielo; insegnandomi così l'arte dell'amore e la preghiera per le anime cieche che furono troppo egoiste per la verità. Sotto il cielo stellato, sotto il sole riflesso, sotto le nuvole dipinte essi si troveranno nel bosco; e capiranno che oltre a loro esiste qualcos'altro e la ragion loro non potrà quindi creder male. Non una, o dieci o mille parole sprecheranno per chiamarti, ma ne spenderanno una ripetutamente per adularti. E tu, nell'amore della tua benevolenza non potrai far altro che aiutarli, tra gli ostacoli delle loro paure e l'ignoranza del loro odio.