Viaggio inesorabilmente tra le foglie cadenti d'autunno. Chiudo gli occhi. Giro intorno all'albero di more che inquieto mi fissa. Sento il vento tra i capelli, le nuvole si muovono intorno a me, e il sole bacia la terra: come fa ogni giorno. Cerco inutilmente in questo infinito terrestre non so cosa, ma so che esiste. Mi lascio trasportare dal vento, e le lacrime bagnano il quale che tra le foglie cerca d'asciugarsi. Cerco. Forse l'ho trovato, tra l'immense e delicate nuvole. Ciò che non conosco, forse nel cielo.
Le sue ciocche bione si sciolgono su quel verde Inglese, mentre gli occhi addolciscono ciò che è perso. Cupa, triste la ragazza accenna una lacrima; e ne continua con altre cento. Il vestito di un bianco mai visto, si trasforma in un obbrobrio nero. E le scarpette di ceramica blu, svaniscono nella distruzione più tale. Cosa le prende? L'azzuro nei suoi occhi svanisce. Perché piange? Non ha mai trovato l'amore. Persa nei suoi ricordi grida; ormai non vuole più mangiare. Corre nei tuoi occhi; pensando che non ci sarà un domani.