Vedevamo le luci colorate, da lontano la ruota panoramica che tanto attendevi, e poi hai iniziato a ridere. Nella tua felicità infantile c'erano gli attimi distrutti da tuo padre, che ti picchiava la sera tardi, quando era ubriaco e stanco. Intanto non vedevi l'ora - mi dicevi — è il sogno si tutta la mia vita, dicevi — non me ne vorrei mai andare. Tra la folla di questi spettatori, di questi bambini felici c'eravamo noi due che eravamo neri, come gli orecchini che indossavi quella sera. Voglio un palloncino, mi sussurrasti nell'orecchio delicatamente, poi te ne sei andata, correndo contro le montagne russe. Vorrei salirci e non scenderci più, andare così veloce da lasciarmi trascinare dal vento come se volassi — gridavi. Il cielo che diventava sempre più cupo nascondeva le stelle, che avevano la forma dei tuoi occhi pieni di gioia. Lo zucchero filato che si era appiccicato sulla tua maglietta dei Ramones, aveva il sapore di libertà, quella che cercavi da anni e che non hai mai trovato. Mi guardavi le labbra che poi hai baciato, mi hai detto grazie e mi hai abbracciato. Poi hai continuato dicendo che era il sogno della tua vita. Che io ero il sogno di tutta la tua vita.
Le giostre immaginarie del tuo cuore