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E alla fine, eravamo clown

E alla fine sì, eravamo dei clown. Quelli belli però, con la maschera stampata in faccia e il naso rosso da far paura. Pagliacci anche un po' tristi però, con la lacrima celeste che scende dall'occhio destro. Andavamo in giro conciati male, come il nostro amore, come il nostro Paese; stracci così caldi per delle persone fredde. Dicevano di noi, che l'inverno sarebbe caduto sui nostri capelli, e così fu. Bianchi come i muri degli ospedali, cadevano i fiocchi di neve sopra le nostra parrucche sporche e sudate. Faceva freddo, tremavi. Per riscaldarci ballavamo, per intrattenere il giovane pubblico, poi li salutavi con le mani e ricominciavi la tua desole vita a via Assisi, con tua madre. Con le nostre auto rosse, la tua era la Micra credo, decidevamo di salvare il mondo, di andare in giro senza sosta. Ma non era il mondo ad essere salvato, eravamo noi. Ed eravamo i noi che consolavamo i cuori infranti - distrutti, delusi, depressi, depredati - delle persone stupide e dei bambini viziati. Eravamo noi che correvamo cercando in qualche mondo lo sguardo di un tossicodipendente. Però, per noi non c'era nessuno. Non c'è più nessuno. Chiusi, tra quel cerone bianco e la matita per gli occhi nera, quei colori sprezzanti e le scarpe troppo grandi per quei piedi troppi piccoli. E alla fine sì, eravamo dei clown che non sapevano fingere di amare. 

Le giostre immaginarie del tuo cuore

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Primaverile

Le sue ciocche bione si sciolgono su quel verde Inglese, mentre gli occhi addolciscono ciò che è perso. Cupa, triste la ragazza accenna una lacrima; e ne continua con altre cento. Il vestito di un bianco mai visto, si trasforma in un obbrobrio nero. E le scarpette di ceramica blu, svaniscono nella distruzione più tale. Cosa le prende? L'azzuro nei suoi occhi svanisce. Perché piange? Non ha mai trovato l'amore. Persa nei suoi ricordi grida; ormai non vuole più mangiare. Corre nei tuoi occhi; pensando che non ci sarà un domani.

Quel manubrio storto

Siamo tutti un po', delle biciclette senza pedali. Sul caldo calcestruzzo voliamo, negli uffici, manicomi dormiamo. Sto perdendo ossigeno, svalvolo; tremo, spero e chiedo: perché sono solo? Solo; come quelle biciclette, abbandonate senza pedali.

Daniele Tantari presenta "DOLORE"

'DOLORE' è una raccolta, che pubblicherò a poco a poco, la quale contiene testi con tutti i miei maggiori Dolori passati, presenti e futuri. Si incentra sull'Odio, sulla Morte, sulla tristezza, sull'Amore non ricambiato. C'è sangue, non ci sono speranze; ci sono lacrime. Il Dolore del mio cuore. ' Un modo molto importante per farci amico il dolore è farlo uscire dall'isolamento e condividerlo con qualcuno che può accoglierlo' dice Henri Nouwen; io ho deciso di condividerlo con voi. Sto ancora lavorando, tutti i futuri post con la firma finale 'DOLORE' fanno pare dell'album e verranno automaticamente aggiornati qui sotto: 1) Oh Guerra che tutto prendi e tutto fai tacere. 2) La stupida bella 3) Speranze immortali. 4) Colpiscimi. 5) Svanendo nel fumo DanieleTantari©