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E alla fine, eravamo clown

E alla fine sì, eravamo dei clown. Quelli belli però, con la maschera stampata in faccia e il naso rosso da far paura. Pagliacci anche un po' tristi però, con la lacrima celeste che scende dall'occhio destro. Andavamo in giro conciati male, come il nostro amore, come il nostro Paese; stracci così caldi per delle persone fredde. Dicevano di noi, che l'inverno sarebbe caduto sui nostri capelli, e così fu. Bianchi come i muri degli ospedali, cadevano i fiocchi di neve sopra le nostra parrucche sporche e sudate. Faceva freddo, tremavi. Per riscaldarci ballavamo, per intrattenere il giovane pubblico, poi li salutavi con le mani e ricominciavi la tua desole vita a via Assisi, con tua madre. Con le nostre auto rosse, la tua era la Micra credo, decidevamo di salvare il mondo, di andare in giro senza sosta. Ma non era il mondo ad essere salvato, eravamo noi. Ed eravamo i noi che consolavamo i cuori infranti - distrutti, delusi, depressi, depredati - delle persone stupide e dei bambini viziati. Eravamo noi che correvamo cercando in qualche mondo lo sguardo di un tossicodipendente. Però, per noi non c'era nessuno. Non c'è più nessuno. Chiusi, tra quel cerone bianco e la matita per gli occhi nera, quei colori sprezzanti e le scarpe troppo grandi per quei piedi troppi piccoli. E alla fine sì, eravamo dei clown che non sapevano fingere di amare. 

Le giostre immaginarie del tuo cuore

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Con la dolcezza delle mie parole, chiesi al signore di giudicarmi affinché possa portarmi con sé in cielo; insegnandomi così l'arte dell'amore e la preghiera per le anime cieche che furono troppo egoiste per la verità. Sotto il cielo stellato, sotto il sole riflesso, sotto le nuvole dipinte essi si troveranno nel bosco; e capiranno che oltre a loro esiste qualcos'altro e la ragion loro non potrà quindi creder male. Non una, o dieci o mille parole sprecheranno per chiamarti, ma ne spenderanno una ripetutamente per adularti. E tu, nell'amore della tua benevolenza non potrai far altro che aiutarli, tra gli ostacoli delle loro paure e l'ignoranza del loro odio.

Quel manubrio storto

Siamo tutti un po', delle biciclette senza pedali. Sul caldo calcestruzzo voliamo, negli uffici, manicomi dormiamo. Sto perdendo ossigeno, svalvolo; tremo, spero e chiedo: perché sono solo? Solo; come quelle biciclette, abbandonate senza pedali.

Daniele Tantari presenta "DOLORE"

'DOLORE' è una raccolta, che pubblicherò a poco a poco, la quale contiene testi con tutti i miei maggiori Dolori passati, presenti e futuri. Si incentra sull'Odio, sulla Morte, sulla tristezza, sull'Amore non ricambiato. C'è sangue, non ci sono speranze; ci sono lacrime. Il Dolore del mio cuore. ' Un modo molto importante per farci amico il dolore è farlo uscire dall'isolamento e condividerlo con qualcuno che può accoglierlo' dice Henri Nouwen; io ho deciso di condividerlo con voi. Sto ancora lavorando, tutti i futuri post con la firma finale 'DOLORE' fanno pare dell'album e verranno automaticamente aggiornati qui sotto: 1) Oh Guerra che tutto prendi e tutto fai tacere. 2) La stupida bella 3) Speranze immortali. 4) Colpiscimi. 5) Svanendo nel fumo DanieleTantari©