E alla fine sì, eravamo dei clown. Quelli belli però, con la maschera stampata in faccia e il naso rosso da far paura. Pagliacci anche un po' tristi però, con la lacrima celeste che scende dall'occhio destro. Andavamo in giro conciati male, come il nostro amore, come il nostro Paese; stracci così caldi per delle persone fredde. Dicevano di noi, che l'inverno sarebbe caduto sui nostri capelli, e così fu. Bianchi come i muri degli ospedali, cadevano i fiocchi di neve sopra le nostra parrucche sporche e sudate. Faceva freddo, tremavi. Per riscaldarci ballavamo, per intrattenere il giovane pubblico, poi li salutavi con le mani e ricominciavi la tua desole vita a via Assisi, con tua madre. Con le nostre auto rosse, la tua era la Micra credo, decidevamo di salvare il mondo, di andare in giro senza sosta. Ma non era il mondo ad essere salvato, eravamo noi. Ed eravamo i noi che consolavamo i cuori infranti - distrutti, delusi, depressi, depredati - delle persone stupide e dei bambini viziati. Eravamo noi che correvamo cercando in qualche mondo lo sguardo di un tossicodipendente. Però, per noi non c'era nessuno. Non c'è più nessuno. Chiusi, tra quel cerone bianco e la matita per gli occhi nera, quei colori sprezzanti e le scarpe troppo grandi per quei piedi troppi piccoli. E alla fine sì, eravamo dei clown che non sapevano fingere di amare.
Le giostre immaginarie del tuo cuore