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Nella città c'è un fiocco, un altro per te

Saremo come i panni sporchi nelle serate invernali ad asciugare, lenti come le formiche che vanno a pregare in chiesa. Ci chiederemo se saremo come televisori, un po' sbiaditi dalle modelle rifatte; puliremo i nostri bicchieri sporchi dalle nostre impronte di sangue che lanciavamo sguardi, fulmini con il tuo sorriso un po' falso. Scriveremo lettere senza destinazione né destinatario, costruiremo castelli sempre più in alto con dei fossati profondi come la tua bocca, da dove uscivano parole senza senso, da dove usciva il fumo di quella nicotina un po' regalata un po' spezzata. Le mani toccavano i tuoi vestiti, macchiati leggermente dalle mie parole, stirati male dalle mie occhiatacce. E mentre il tuo seno si posava sul mio petto, il cuore batteva ed urlava. Smetteremo di toccarci quando smetteremo di guardarci negli occhi;  saliremo sempre più in alto, su quella giostra arrugginita, per guardare i tuoi capelli bruciati e la città sempre più bianca e arrossita dalle tue unghie rifatte. Berremo un po' di caffè per svegliarci da quest'incubo, da questi insetti che ci salgono su per le vene e ci fanno dimenticare quanto tu fossi bella quanto tu fossi unica mentre ci baciavamo sull'erba in quel parco, mentre tutti ci guardavamo noi riuscivamo a creare, ad immaginare a sognare a fare tutto ciò che un semplice umano non era in grado, neanche lontanamente, a credere. Studiavamo i nostri sguardi, i nostri orgasmi e le nostre grida nel mio silenzio innamorato a crederci quando ti dicevo ti amo, sono malato.

#Industria Farmaceutica di Sentimenti.

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Primaverile

Le sue ciocche bione si sciolgono su quel verde Inglese, mentre gli occhi addolciscono ciò che è perso. Cupa, triste la ragazza accenna una lacrima; e ne continua con altre cento. Il vestito di un bianco mai visto, si trasforma in un obbrobrio nero. E le scarpette di ceramica blu, svaniscono nella distruzione più tale. Cosa le prende? L'azzuro nei suoi occhi svanisce. Perché piange? Non ha mai trovato l'amore. Persa nei suoi ricordi grida; ormai non vuole più mangiare. Corre nei tuoi occhi; pensando che non ci sarà un domani.

Quel manubrio storto

Siamo tutti un po', delle biciclette senza pedali. Sul caldo calcestruzzo voliamo, negli uffici, manicomi dormiamo. Sto perdendo ossigeno, svalvolo; tremo, spero e chiedo: perché sono solo? Solo; come quelle biciclette, abbandonate senza pedali.

Daniele Tantari presenta "DOLORE"

'DOLORE' è una raccolta, che pubblicherò a poco a poco, la quale contiene testi con tutti i miei maggiori Dolori passati, presenti e futuri. Si incentra sull'Odio, sulla Morte, sulla tristezza, sull'Amore non ricambiato. C'è sangue, non ci sono speranze; ci sono lacrime. Il Dolore del mio cuore. ' Un modo molto importante per farci amico il dolore è farlo uscire dall'isolamento e condividerlo con qualcuno che può accoglierlo' dice Henri Nouwen; io ho deciso di condividerlo con voi. Sto ancora lavorando, tutti i futuri post con la firma finale 'DOLORE' fanno pare dell'album e verranno automaticamente aggiornati qui sotto: 1) Oh Guerra che tutto prendi e tutto fai tacere. 2) La stupida bella 3) Speranze immortali. 4) Colpiscimi. 5) Svanendo nel fumo DanieleTantari©