Saremo come i panni sporchi nelle serate invernali ad asciugare, lenti come le formiche che vanno a pregare in chiesa. Ci chiederemo se saremo come televisori, un po' sbiaditi dalle modelle rifatte; puliremo i nostri bicchieri sporchi dalle nostre impronte di sangue che lanciavamo sguardi, fulmini con il tuo sorriso un po' falso. Scriveremo lettere senza destinazione né destinatario, costruiremo castelli sempre più in alto con dei fossati profondi come la tua bocca, da dove uscivano parole senza senso, da dove usciva il fumo di quella nicotina un po' regalata un po' spezzata. Le mani toccavano i tuoi vestiti, macchiati leggermente dalle mie parole, stirati male dalle mie occhiatacce. E mentre il tuo seno si posava sul mio petto, il cuore batteva ed urlava. Smetteremo di toccarci quando smetteremo di guardarci negli occhi; saliremo sempre più in alto, su quella giostra arrugginita, per guardare i tuoi capelli bruciati e la città sempre più bianca e arrossita dalle tue unghie rifatte. Berremo un po' di caffè per svegliarci da quest'incubo, da questi insetti che ci salgono su per le vene e ci fanno dimenticare quanto tu fossi bella quanto tu fossi unica mentre ci baciavamo sull'erba in quel parco, mentre tutti ci guardavamo noi riuscivamo a creare, ad immaginare a sognare a fare tutto ciò che un semplice umano non era in grado, neanche lontanamente, a credere. Studiavamo i nostri sguardi, i nostri orgasmi e le nostre grida nel mio silenzio innamorato a crederci quando ti dicevo ti amo, sono malato.
#Industria Farmaceutica di Sentimenti.