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Le Città

Marciapiedi stanchi di pedoni che corrono sempre
Le luci dei semafori erano sbiadite
Le strisce pedonali quasi se ne andavano
L'inchiostro dei palazzi quasi sembrava arte
E la decadenza dei Notturni stava scomparendo

Le insegne al neon si lamentavano spesso
Le aiuole iniziarono a calpestarsi
I cestini stracolmi iniziarono a piangere
Le pedane dei disabili erano diventate pericolose

Ci eravamo persi tutti i parcheggi
Le acque dei fiumi erano petrolio
I fari delle auto lacrimavano ogni giorno
I Treni smisero di viaggiare

Tutto sembrava senza senso
Gli Autobus li avevamo messi in punizione
Insieme ai Tram e alle Metro
Le panchine si annoiavano

Ormai non c'era più nessuno
Nessuno si occupava più di loro
Dimenticati, forse abbandonati
Morivano lentamente
E tu li aiuti a morire
E tu li guardi morire


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Con la dolcezza delle mie parole, chiesi al signore di giudicarmi affinché possa portarmi con sé in cielo; insegnandomi così l'arte dell'amore e la preghiera per le anime cieche che furono troppo egoiste per la verità. Sotto il cielo stellato, sotto il sole riflesso, sotto le nuvole dipinte essi si troveranno nel bosco; e capiranno che oltre a loro esiste qualcos'altro e la ragion loro non potrà quindi creder male. Non una, o dieci o mille parole sprecheranno per chiamarti, ma ne spenderanno una ripetutamente per adularti. E tu, nell'amore della tua benevolenza non potrai far altro che aiutarli, tra gli ostacoli delle loro paure e l'ignoranza del loro odio.

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Daniele Tantari presenta "DOLORE"

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