Nel suo cammino, lo ritroviamo spesso. Non si osa guardare, o pronunciare il suo nome. Come tutte le più assurde malvavicenze sappiamo che c'è, esiste, ma non possiamo vederlo o toccarlo. Non ne sappiamo neanche il nome e qui mi domando come facciamo a pronunciarlo? Si pensa e si dice che non bisogna chiamarlo Demone, anche se è quello la figura che esso rappresenta. Un demone: mai associato alla figura di Gesù, di Dio o del Paradiso stesso. Come mai lo ritroviamo nel suo cammino accanto al Cristo? Un custode? Un prigioniero? Un Santo? Cosa egli ci faceva lì. Perché. Non è ferito, e non è accusato in qualsias modo dal 33enne. Come si spiega questo fatto curioso? Che fosse adottato? Un opera di carità suppongo. Che fossero i demoni personaggi buoni e associati all'Inferno solo per il loro aspetto spaventoso? Quindi mi chiedo come noi possiamo giudicare una persona dal suo aspetto e ritenerla malvagia o tanto meno pericolosa. Non siamo Dio, nè il suo giudice. Quindi riflettiamo, senza cercare scuse alternative. Non giudichiamo le persone che potremmo amare e che sicuramente ameremo, solo per il loro aspetto: siamo tutti, anche se nel più profondo del cuore, umani e sappiamo amare, ognuno a modo proprio ma tutti sappiamo amare e voler bene.
Le sue ciocche bione si sciolgono su quel verde Inglese, mentre gli occhi addolciscono ciò che è perso. Cupa, triste la ragazza accenna una lacrima; e ne continua con altre cento. Il vestito di un bianco mai visto, si trasforma in un obbrobrio nero. E le scarpette di ceramica blu, svaniscono nella distruzione più tale. Cosa le prende? L'azzuro nei suoi occhi svanisce. Perché piange? Non ha mai trovato l'amore. Persa nei suoi ricordi grida; ormai non vuole più mangiare. Corre nei tuoi occhi; pensando che non ci sarà un domani.